Il vino di Amazon

La Francia e il wine tech, L'inverno del vino

WineRoland

In questo numero:

  • Amazon vende vino e lo etichetta

  • La Francia spinge sul wine tech

  • Il vino verso l’inverno (cit. Paul Mabray)

Amazon vende vino e lo etichetta

Amazon dal mese di dicembre ha iniziato a vendere vino tramite il proprio marchio Compass Road. Per 19,99$ si può portar via una cassa da 6 vini di Grenache, Merlot, Chardonnay, Riesling e Pinot Grigio Garda DOC. È la continuazione della propria strategia, quella che hanno ormai da anni le grandi catene della GDO, già iniziata con il marchio Amazon Fresh con cui vende cibi come frutta o verdura.

Non è la prima volta che il colosso di Seattle si lancia nel mercato vinicolo; lo aveva fatto nel 2009 quando acquistò il sito di e-commerce wineshopper.com, ma poi dovette sospendere l’iniziativa per la complessità dell’operazione.

Riprovò nel 2012 con Amazon Wine, utilizzando Prime Now per la logistica e la consegna; nella stessa operazione, nel 2017 acquisì Whole Food Market, una grande catena di classici supermercati, ma dovette chiudere quasi subito l’iniziativa a causa dei problemi dovuti alla legislazione USA sulla vendita del vino.

Ora quindi ci riprova, utilizzando Prime Now per il delivery, Amazon Fresh come store di prodotti di enogastronomia, e Whole Food come catena distributiva. Anche Amazon Fresh fa parte del pacchetto dei clienti Prime. Il servizio è partito in USA ed in Australia, in Europa è presente per ora solamente in Germania a 19,99€ e nel Regno Unito (Brexit o non Brexit) a 35,99£, prezzo più alto a causa della elevata tassazione inglese sui prodotti alcolici, mentre non è ancora chiaro se arriverà anche in Italia.

La Francia spinge il Wine Tech

La Francia è stata sempre la diretta concorrente dell’Italia nel mercato del vino, e nonostante una diminuzione nei consumi, le esportazioni hanno raggiunto un valore di 12,2 miliardi di €. Questo ha portato ad una notevole evoluzione della strategia digitale per il vino francese.  In Francia ci sono alcune realtà piuttosto interessanti nel Wine Tech, che sembra essere un mercato importante per il vino. Non tutte saranno ancora presenti fra tre o quattro anni, probabilmente, ma il punto qui è sottolineare l’importanza che il mercato vinicolo francese sta dando alla tecnologia digitale ed alle startup che si dedicano al vino ed ai suoi derivati.

La Wine Tech, ad esempio, nata nel 2016, è un movimento che riunisce settanta membri internazionali che si occupano di portare la potenza delle tecnologie digitali nel mondo del vino, dalla produzione, quindi in cantina, fino alla vendita finale, passando per logistica, marketing, vendita, accoglienza in cantina. È una specie di club, in realtà, che tramite una decina di partner ha la possibilità di raggiungere un paio di obiettivi importanti.

Il primo obiettivo è far nascere interesse attorno al wine tech, un interesse a doppia faccia, delle industrie tecnologiche verso il mercato vinicolo e delle aziende vinicole verso la tecnologia. Riunire attorno a se tanti nomi importanti, tra cui ad esempio la neozelandese Wine-Searcher e l’americana SevenFifty Technlogies, fornisce inoltre un buon supporto a quelle aziende che ruotano attorno al vino e che vogliano iniziare una trasformazione digitale.

Il secondo obiettivo è aprire il proprio mercato vinicolo a sinergie esterne, senza preoccuparsi troppo delle tradizioni (chi se lo sarebbe mai detto, proprio dai Francesi, eh?), ma concentrandosi invece a far crescere il proprio business del vino, in diretta concorrenza con il nostro. Quindi, felicitarsi ogni anno perché in Italia produciamo più vino di loro, forse non basta più.

L’inverno del vino

La frase non è la mia, ma di Paul Mabray, anzi è il titolo del suo intervento al Wine2Wine che si è tenuto alla Fiera di Verona a fine novembre.

Secondo Mabray questo significa che le tecnologie digitali stanno facendo esattamente quello che promettono, ossia essere disruptive, distruttive. Il sistema USA (e non solo) basato sulla filiera distributiva classica è attaccato dal DTC, la vendita diretta. Questo non vuol dire soltanto andare direttamente in cantina per comprare il vino, non tutti possono farlo, e sicuramente nessuno può farlo ogni quindici giorni, a meno di essere un ricco pensionato. Le app che consentono di comprare buon vino si dedicano soprattutto ai piccoli produttori, che soprattutto negli Stati Uniti sono penalizzati da un sistema importatore-distributore-produttore che agevola invece le grandi aziende. Oggi inoltre non esistono più solo le riviste, dove il consumatore può solo leggere quello che scrivono giornalisti e degustatori di professione, ma piattaforme di vendita o di scambio di bottiglie, dove può scrivere le proprie recensioni, segnalare cosa gli piace e cosa no, indicare l’azienda che fa migliori condizioni di vendita ed offre il servizio di reso.

Le aziende tecnologiche sono ben coscienti di questa loro forza, e giustamente spingono su questo tasto. Non offrono solo vino di varie cantine, ma propongono viaggi, degustazioni dedicate, contest, vendono accessori e servizi in abbonamento.

In tutto questo, i produttori di vino vengono trainati dalla forza del mercato digitale, allontandandosi pian piano, ancora, dal sistema logistico tradizionale. Naturalmente tutte queste interazioni producono dati, che a loro volta producono informazioni sulla capacità di acquisto, sulla preferenza di un vino o di un altro, sulla credibilità o meno del nome di una cantina vinicola.

I servizi in abbonamento sono quelli più interessanti, servizi dove si paga un tot al mese e si ricevono i vini direttamente a casa dopo averli scelti da un pacchetto studiato per essere apprezzato dal consumatore finale. E il modello Netflix, o Yoox, quello di qualunque altro business online.

Da questo mercato di massa, nonostante il vino sia tutto sommato una nicchia, anche se ricca, rimane fuori il ristretto nucleo dei wine lovers, gli esperti, quelli che vanno a cercare etichette particolari, come gli orange wine della Georgia o i vini vulcanici.

Ma di certo c’è la possibilità di costruire una piattaforma online anche per questi appassionati, ed il punto qui non è la tecnologia ma il modello di vendita. I wine lover specializzati sanno già cosa vogliono bere, la tecnologia digitale può semplicemente aiutarli a ricevere comodamente il loro vino preferito e desiderato direttamente a casa. E questo mi sembra un ottimo motivo per sviluppare un mercato digitale del vino.

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Ti ricordo il podcast The Digital Wine, per ascoltare le news del settore wine tech il martedì e le storie del vino il sabato; e soprattutto il blog Web in Vigna, dove troverai anche suggerimenti sull’uso delle tecnologie digitali nel tuo wine business e gli esempi di cosa stanno facendo altre aziende vinicole.

Bevi con moderazione, e mai prima di metterti alla guida.