Cosa fare in questi giorni

10 - Newsletter di Wine Tech - 26 marzo 2020

Ciao

spero tu stia bene, tu e la tua famiglia. In realtà questa, come dice il sottotitolo, dovrebbe essere una newsletter di wine tech, ma ultimamente non ci sono molte notizie in questo senso, come puoi immaginare.

Così mi sono chiesto cosa fare in questi giorni di distanziamento sociale, ossia la stessa domanda che si sono fatti e che si stanno facendo quasi tutti.

Il lavoro naturalmente mi aiuta, ma il resto della mia attività, ossia andare in giro per enoteche, fiere, degustazioni, è fermo. Anche le aziende che si occupano di tecnologia applicata al mondo del vino sono ferme, o quasi.

Il telefono però funziona, così ho fatto qualche intervista per il podcast, ed ho scoperto che fare interviste è molto più difficile di quanto pensassi.

La prima cosa da fare, naturalmente, è informarsi bene sulla persona che si vuole intervistare e sulla sua attività. Sulla carta sembra facile, no? In realtà non serve conoscere tutta la sua vita, basta almeno sapere di cosa si occupa, il nome dell’azienda, insomma tutte cose che si possono scoprire leggendo la pagina About del sito web.

Poi occorre preparare una introduzione che spieghi agli ascoltatori chi è l’intervistato e perché abbiamo deciso di fargli delle domande.

E poi, iniziare la telefonata, spiegare come avverrà l’intervista ed iniziare con le domande. Ecco, sulla carta è questo più o meno il mio modo di fare le cose. Solo che non è così semplice, perché un conto è fare delle domande ad una persona, ed un conto intervistarla registrando tutto. Il microfono mette paura non solo all’intervistato, ma anche all’intervistatore, almeno, a questo intervistatore.

Così mi sono riascoltato le interviste, segnato dove ho sbagliato, che domande avrei voluto fare ed invece non ho fatto, insomma ho studiato.

Spero che le prossime interviste quindi vadano meglio.

Per abituarmi a parlare di getto, ho iniziato una rubrica quotidiana del mio podcast. L’ho chiamata semplicemente Quotidiano Number 1, 2, 3 e così via. Ad oggi sono arrivato al numero 12. Potete ascoltarla tutti i giorni, dal lunedì al venerdì, dopo le ore 13. Dura poco, una decina di minuti al massimo, e parlo di quel che ho fatto durante la giornata, oppure di vino, oppure di libri, o di come si fa una videoconferenza.

Ho pubblicato qualche post su Web in Vigna, andatelo a vedere e ditemi poi cosa ne pensate, anche con un tweet sul mio account, @wineroland.

In tutto questo, ho aperto una bottiglia di Montepulciano d’Abruzzo, Emidio Pepe, 2014. Ma mi stanno finendo le righe, ve ne parlerò la volta prossima.

Grazie di avermi letto fino a qui, al prossimo bicchiere!

Share


Notizie dal settore Wine Tech, suggerimenti e idee, potete trovarli anche e soprattutto sul mio blog, Web in Vigna. E per seguire il podcast, basta andare su The Digital Wine e scegliere la piattaforma che più vi piace per iscrivervi ed iniziare a scaricare tutte le puntate. Il podcast lo trovate anche su Spotify, su iTunes e naturalmente su Spreaker, la piattaforma che ospita il mio podcast. Non dimenticate di mettere un ‘mi piace’ o una votazione con 5 stelle!

Il Podcast di The Digital Wine

Se poi volete finanziare il podcast ed il blog, basterà diventare patron di The Digital Wine. Potete cliccare direttamente su questo pulsante per assicurarvi gloria perenne (eh…) al costo di un calice al mese.

Sostieni The Digital Wine

L'enoturismo del futuro

09 - Newsletter di Wine Tech - 18 marzo 2020

Ciao

spero che tu stia bene, e quando sarà finita tutta questa storia ci potremo andare a bere un bicchiere insieme. Potremmo anche organizzare qualcosa con tutti gli altri iscritti alla newsletter, magari andare in visita ad una cantina.

Cloud tasting

E nel frattempo, cosa succede ai degustatori professionisti, alle aziende vinicole, al mercato del vino in genere? Di certo, in questo momento sono tutti fermi. Niente gite tra i vigneti, niente degustazioni organizzate, nessun panel per la scelta del miglior vino di questa o quella categoria.

Il vino va bevuto in compagnia, la presentazione di una nuova annata è generalmente occasione per assaggi e relative recensioni, giornate di visite in azienda e cene di abbinamento.

Per un po’ scordiamoci tutto questo, ma intanto? Vediamo se la tecnologia digitale può dare una mano.

La prima cosa che mi viene in mente sono degustazioni virtuali, o meglio assaggi online. Si sceglie un’etichetta, ci si collega su una piattaforma a scelta, ad esempio Skype o Teams per la condivisione o su un social, si apre la bottiglia, si assaggia il vino, si commenta. Se c’è anche la videocamera, ci possiamo anche vedere.

Una cosa poco bella? Forse si. Però è un metodo per stare in compagnia di persone che magari vediamo una volta l’anno, oppure per conoscere altri wine lovers dall’altra parte del mondo.

La rete serve anche a questo, condividere le esperienze.

Ti racconto una cosa. Circa 30 anni fa, la cantina australiana Rosemount e la californiana Mondavi, avevano deciso di costruire una joint venture, e così sorgeva il problema di decidere il blend finale del nuovo vino. Stiamo parlando di quando Internet non esisteva, almeno non così diffusamente come ora; Skype, FaceTime, MS Teams, erano ancora di là da venire.

Quindi l’enologo australiano Philip Shaw ed il reponsabile della produzione Tim Mondavi, dovettero affidarsi al vivavoce del telefono.  Parlarono della loro nuova etichetta, fecero le prove di assaggio e si scambiarono le opinioni al telefono, presero decisioni su argomenti fiscali e commerciali non di second’ordine. 

La telefonata durò 45 minuti (una intercontinentale non costava poco, non c’era il VOIP), e non ci fu bisogno di incontri o viaggi in aereo.

Enoturismo digitale: è il momento giusto

Oggi tutto questo sarebbe estremamente più facile, una video conferenza multipla possiamo farla tutti (a patto di avere banda sufficiente).

Quindi volendo, si può fare.

Ma una visita in azienda, quella non puoi farla da casa. E invece forse si. Un paio di anni fa ho intervistato Laura Tolson, di Adelaide, Australia, che insieme al fratello Alex ha fondato Lateral Vision. Producono video 3D di qualunque ambiente, ed hanno iniziato proprio con l’azienda vinicola di famiglia.

Certo non è la stessa cosa che andarci fisicamente, ma se volete sapere che ambiente troverete in una cantina, magari lontana 2 o 3 mila chilometri, sapere prima cosa vedrete può essere una buona idea.

E se il prodotto è ben fatto, l’esperienza sarà molto simile a quella reale, con informazioni aggiuntive sul terreno e sulla produzione aggiunte in realtà virtuale.

Certo non si potrà assaggiare il vino versato direttamente dalle mani del produttore. Però ci possono essere delle soluzioni, oltre a quella ovvia di acquistare una bottiglia e versarsi un calice mentre si passeggia virtualmente tra i filari.

Quando tutto questo sarà finito, forse avremo imparato di più come funziona la tecnologia, quali sono le sue potenzialità, come possiamo arricchire certe esperienze grazie all’innovazione digitale.

Ah, se solo se ne rendessero conto anche le Strade del Vino…

Le notizie positive (ma non per adesso)

08 - Newsletter di Wine Tech - 11 marzo 2020

Ciao!

Nella newsletter della scorsa settimana avevo promesso che oggi vi avrei parlato di notizie positive. Beh, purtroppo non ce ne sono molte, a dire il vero.

Don’t Panic

L’emergenza sanitaria è giocoforza la notizia di cui si parla praticamente tutto il giorno, in tutti i mezzi di informazione, tra amici (al telefono), tra colleghi (in videoconferenza). Con i parenti, chi li ha lontani è in ansia, preoccupato soprattutto se ci sono persone più deboli che avrebbero bisogno del nostro aiuto.

Quindi si passa dall’atmosfera surreale all’ansia, dalla preoccupazione controllata al panico. Siamo esseri umani, non si tratta di essere sciocchi o menefreghisti: a volte la paura ci fa fare cose senza molto senso.

Proprio per questo la responsabilità delle persone che hanno la possibilità di tenere la testa sulle spalle è raddoppiata: occorre essere saggi anche per gli altri. Cercare di tranquillizzare, di calmare, di ascoltare.

Non cambiano solo i nostri comportamenti, ma cambia anche la percezione verso il nostro prossimo, che dobbiamo tenere ad almeno 1 metro di distanza, ma al quale possiamo parlare e magari aiutare anche senza abbracciarlo.

Altri due termini di cui si sente parlare tanto è smartworking e insegnamento a distanza.

Un mondo tutto smart?

Lo smartworking è un modo di lavorare relativamente nuovo per noi, soprattutto in Italia, e solo poche aziende si erano preparate a questo. Per l’insegnamento a distanza invece quasi nessuna scuola, università comprese, erano preparate.

È chiaro che la didattica comporta un contatto con gli studenti, il professore ha bisogno di vedere chi lo sta ascoltando, gli studenti hanno bisogno di capire l’autorevolezza del loro insegnante anche guardandolo. Fare tutto questo da remoto non è semplice, anche se ci fossero le infrastrutture tecnologiche a disposizione.

In realtà però una notizia positiva c’è, ma forse non ce ne accorgeremo nel breve termine. Tutti quanti, anche i più scettici, si sono resi conto che investire in ricerca, in istruzione e in tecnologia non è un costo, ma una marcia in più per il futuro.

La ricerca, stiamo vedendo tutti in queste settimane quanto sia importante. Studiare un virus nuovo, che non si conosce, imparare come si comporta, come si trasmette, come si sconfigge, non è una cosa che si impara sui social. Occorrono invece anni di studi, di esperienza in laboratorio, di confronti dei propri studi con quelli di altri colleghi.

Tutte cose che richiedono uno sforzo da parte dello scienziato mentre studia, ma soprattutto ne richiedono uno altrettanto ampio da parte della comunità che questo scienziato andrà a proteggere o ad arricchire. Borse di studio, dottorati, incentivi e agevolazioni ai laboratori di ricerca (in ogni campo, quello medico e tutti gli altri), sono strumenti che consentirebbero ad un laboratorio di restar aperto invece che chiudere.

Nelle scuole non solo a volte non ci sono i computer, ma spesso non c’è nemmeno una rete dati sufficientemente ampia da consentire la connessione verso una piattaforma di insegnamento. E gli insegnanti sono stati lasciati soli a cercare di imparare cose di cui non ne sapevano niente: un professore di storia (ma potrebbe essere anche l’insegnante di matematica, se è per questo) non è detto che sappia caricare un video su YouTube o aprire un canale su Twitch. Dovrebbe invece far parte dei corsi di aggiornamento obbligatori per un professore.

Lavorare da casa, dalla spiaggia, dal pub

La stessa cosa vale per lo smartworking: quante aziende hanno a disposizione una rete abbastanza potente da consentire l’accesso da remoto ai propri sistemi aziendali? Quanti dipendenti hanno la possibilità di consultare la posta fuori dall’ufficio? E non sto parlando solo di piccole aziende, ma anche di quelle grandi, come le banche ad esempio. Dall’inizio della settimana io sono in smartworking, lavoro da casa, faccio riunioni in videoconferenza, agisco sulle macchine del data center come se fossi in ufficio. Ed il tutto usando semplicemente un pc portatile non eccessivamente costoso, una cuffia con microfono dal costo di 20€ e una connessione a banda larga attorno ai 60 Mbit/s (nominalmente 100 Mbit/s). Perché non è ovunque così, dove la tipologia di lavoro lo consentirebbe? Molte piattaforme sono ormai in cloud, fruibili anche uno smartphone. È proprio necessario andare in ufficio tutti i giorni?

Ecco, se vogliamo vedere la notizia positiva, è che forse dopo questa emergenza globale anche noi, che in Italia abbiamo sempre sottostimato la tecnologia e la scienza, ci renderemo conto che invece sarebbero soldi ben spesi.

La speranza positiva (e questo è un bel positivo)

Avere una rete a banda larga anche nelle zone rurali, ad esempio, una connessione dati veloce ed affidabile anche nelle regioni agricole più disperse, non è più un accessorio, ma è un elemento importante per lo sviluppo.

Sulla rete possono scorrere dati di ogni tipo, dalle vendite online alle immagini in 3D di un museo, dai giochi in realtà virtuale alle operazioni chirurgiche eseguite a centinaia di chilometri di distanza dal paziente.

Da questo periodo ne usciremo, chi senza molti danni, chi con tristi perdite familiari, chi con attività commerciali ridotte male; qualcuno rischierà il proprio posto di lavoro. Avere impianti tecnologici adeguati, un magazzino controllabile da remoto ad esempio, o la possibilità di vendere online la propria merce e i propri prodotti, far fare un compito scritto ai propri studenti da casa, forse potrebbe limitare un po’ i danni.

La tecnologia cambierà il nostro modo di lavorare? Lo ha già fatto, lo fa tutti i giorni. Ma in molti ancora si devono adeguare al cambiamento

Naturalmente serve anche insegnare ad usarla, tutta questa tecnologia. Dare uno smartphone a qualcuno non risolve nessun problema, se non si è capaci di usarlo. Chi fa il falegname, il ragioniere, il vignaiolo, forse non ha mai avuto la necessità di sapere di tecnologia più di quanto richieda il suo lavoro. E quindi, occorrerà modificare anche il modo di lavorare, farlo evolvere, renderlo davvero moderno e digitale.

Agire in parallelo su tutti questi settori, per fare in modo che tutti i pilastri abbiano la stessa lunghezza e la stessa solidità, è quel che voglio sperare rimanga di tutta questa brutta esperienza che stiamo vivendo.

Quindi, tra le cose che spero, c’è che questa situazione ci abbia convinti ad investire nella ricerca, nell’istruzione, nella tecnologia. E che le prossime leggi di bilancio non vedano la continua diminuzione dei fondi dedicati a questi settori.

Concludendo, seguiamo le indicazioni del Ministero della Sanità e dell’OMS, ascoltiamo scienziati e virologi e non l’ultimo post sui social, e se non abbiamo necessità urgenti facciamo nostro l’hashtag #iorestoacasa.

Grazie per la lettura, al prossimo bicchiere!

Fiere vinicole e coronavirus: che fare?

07 - Newsletter di Wine Tech - 04 marzo 2020

Ciao

L’emergenza dovuta alla diffusione del coronavirus sta facendo parecchi danni, alla salute delle persone che si sono ammalate ed all’economia dell’intero sistema.

Non sto parlando solamente dell’Italia: quando inizialmente il virus sembrava confinato in Cina, ci si rese subito conto che la chiusura delle fabbriche cinesi avrebbe avuto grandi e funeste ripercussioni in tutto il mondo. D’altra parte, l’industria mondiale è fortemente dipendente da quella di Pechino (e di Shenzhen, di Wuhan, e di tutte le altre città industrializzate negli ultimi decenni).

Un cigno nero

In pratica ci si sta accorgendo che l’economia mondiale ha creato un gran numero di quelli che vengono definiti Single Point of Failure, ossia punti unici di rottura: un problema in questi snodi, e si ferma tutto il meccanismo.

Il Mobile World Congress di Barcellona è saltato quando il virus ancora non era (apparentemente) presente in Europa, ma perché la maggior parte dei players tecnologici (cinesi e coreani per la maggior parte) stavano dando forfait.

In Italia abbiamo Milano. La maggior parte delle merci che arrivano dall’estero passa per Milano, il maggior IXP (Internet eXchange Point, punto di snodo di Internet) è a Milano, le grandi fiere, i grandi eventi, si svolgono a Milano. E se la città (naturalmente spero proprio di no) dovesse chiudere per due settimane e mettersi in autoquarantena, cosa accadrebbe?

Non ci sono backup, e spostare una fiera da un’altra parte non è semplice. E non è nemmeno opportuno, visto che in quel caso tutto l’indotto non avrebbe nemmeno la possibilità di rifarsi delle perdite.

Visto che però questa è una newsletter dove si parla di vino (oltre che di tecnologia), proviamo a fare la conta ad oggi delle fiere vinicole che sono state cancellate o sospese.

In Cina è saltato tutto: la China Food&Drinks Fair, programmata a Chengdu dal 22 al 25 marzo è stata rinviata, la data è TBA, To Be Announced. Lo scorso anno hanno partecipato 3000 espositori per un totale di 500mila visitatori, per lo più traders.

Il Vinexpo di Hong Kong, previsto a maggio, è stato rimandato, e Wine Australia ha consigliato i propri soci di non partire nemmeno se dovesse essere riprogrammato.

Non ci sarà nemmeno il China Roadshow, una manifestazione dedicata ai commercianti del vino organizzata dalla stessa Wine Australia. 

Anche un’altro importante evento cinese è stato rimandato, il ProWine Asia 2020 inizialmente previsto per la fine del mese di marzo.

L’Australia è una delle regioni vinicole più colpite dalla sospensione delle fiere enologiche cinesi, visto che l’anno scorso ha fatto un export di 1 miliardo e 800 milioni di dollari, con un prezzo medio per litro di 8 dollari e mezzo.

La Nuova Zelanda, che ha un produzione nettamente inferiore, comunque nel 2019 ha ricavato oltre 37 milioni di dollari di export del vino verso la Cina, ossia più di quanto ricava il Sudafrica, che ha una produzione notevolmente maggiore.

Annullato il Vinitaly, annullato il ProWein

E in Europa? Rimandati sia il ProWein di Dusseldorf che il Vinitaly. Non farà piacere a nessuno, ma purtroppo è così.

Il comunicato di Messe Duesseldorf è questo:

Messe Düsseldorf GmbH is postponing ProWein 2020. In close coordination with all partners involved, the company will promptly discuss an alternative date in order to guarantee planning can reliably proceed. The postponement also affects the initiative “ProWein goes city” running parallel to ProWein. 

Messe Duesseldorf GmbH ha rimandato il ProWein 2020. In stretta collaborazione con tutti i partner coinvolti, la società valuterà immediatamente una data alternativa per poter garantire che la pianificazione possa procedere senza intoppi. Il rinvio inoltre include l’iniziativa “ProWein va in città” che si svolge in parallelo al ProWein.

E questo il comunicato di Veronafiere dallo stesso CEO Giovanni Mantovani

Following the rapid evolution of the international situation giving rise to evident difficulties concerning all promotional activities, Veronafiere has decided to postpone the dates for Vinitaly, Enolitech and Sol&Agrifood to 14-17 June 2020, judged to be the best period for ensuring the highest business quality standards for exhibitors and visitors.

A seguito della rapida evoluzione della situazione internazionale che ha dato origine ad evidenti difficoltà riguardo tutte le attività di promozione, Veronafiere ha deciso di rimandare le date di Vinitaly, Enolitech e Sol&Agrifood al 14-17 giugno 2020, che è stato giudicato il periodo migliore per assicurare i più alti standard di qualità per gli espositori e per i visitatori.

Poi naturalmente c’è la diminuzione delle vendite di vino.

Helene Ponty, addetta commerciale della cantina di famiglia a Bordeaux, spiega che la maggior parte delle bottiglie della sua azienda vengono consumate durante pranzi d’affari degli addetti commerciali alla conclusione dei contratti.

Niente fiere, niente contratti, niente pranzi, niente vino.

Inoltre, cosa ancora più preoccupante per chi si occupa di fiere internazionali, qualche grande wine trader potrebbe rendersi conto che forse tutte queste fiere in realtà non servono. Alcune rischieranno di non essere ripresentate nemmeno l’anno prossimo, ad emergenza terminata, con ovvia ripercussione nell’economia della regione dove si dovrebbero svolgere.

Ma in questa newsletter mi rendo conto ho parlato solo di cose negative.

Spero allora di parlare di cose positive in quella della settimana prossima.

Grazie per la lettura, al prossimo bicchiere!

Alexa, il vino e le competenze

05 - Newsletter di Wine Tech - 05 Febbraio 2020

Ciao!

Oggi vi parlerò di Alexa, del suo funzionamento e come può essere usata anche per vendere e comprare vino.

L’intelligenza artificiale marcata Amazon sta prendendo piede per fare un sacco di cose che potremmo anche fare da soli, come accendere la luce in sala da pranzo o impostare il termostato di casa. È la stessa cosa del telecomando, ricordate quando occorreva alzarsi dalla poltrona per cambiare canale?

Cominciamo con una breve spiegazione per inquadrare di cosa stiamo parlando. Per interrogare Alexa è necessario un oggetto fisico, come l’Echo Dot di Amazon o la Fire Stick. Si accende, si fa l’accesso al proprio account Amazon tramite l’app collegata, e il dispositivo è pronto. Basterà fargli qualunque domanda, e lei vi risponderà, dovete solo chiamarla per nome. In pratica, l’Echo Dot, la Fire Stick o altri oggetti simili non sono altro che un mezzo per contattare l’Intelligenza Artificiale di Amazon.

Dietro Alexa c’è un software, naturalmente, che riconosce le nostre domande e trova la risposta migliore possibile. Potete chiedere l’ora, le condizioni del tempo, il nome delle stelle della costellazione del Sagittario. Se avete dispositivi smart home potete controllarli direttamente con Alexa. Potete ordinarle di accendere la televisione o di far partire una selezione musicale presa da Amazon Music o da Spotify, cercare un film su Prime video o leggere un libro preso da Audible.

Chiaramente le si può chiedere di acquistare qualcosa sullo store online di Jeff Bezos, un libro, un giocattolo, una confezione di bicchieri di cristallo.

Si possono fare anche domande su brand, su marchi specifici, ed in questo caso occorre installare una skill, ossia  una competenza. È facile, e si fa tutto tramite l’app dello smartphone. 

Alexa e le sue competenze (ovvero le skills)

Se volete sapere qualcosa sui vini, vi basterà installare la skill adatta, ne esistono molte, gratuite e fino ad ora non sono fatte benissimo.

Certo, potete fare un corso da sommelier, andare alle degustazioni, parlare con i produttori, una cosa non esclude l’altra. Le skills servono per aggiungere conoscenza alla IA, conoscenza fornita direttamente dal produttore, dal ristorante o dall’enoteca che produce la skill. Nella sezione Food e Drink delle Alexa Skills ne trovate qualcuna. Quando le installate su Alexa, usando lo smartphone ed il vostro account Amazon, lei (o essa?) saprà qualcosa in più su quel particolare argomento. Ovviamente se io non installo la stessa skill, alle mie domande darà delle risposte diverse oppure non risponderà affatto. La competenza, la skill, agisce solo sull’account che l’ha installata. Ognuno ha la Alexa che si merita, insomma.

La skill di Wine Enthusiast, tra le più note riviste dedicate al vino, consente di chiedere consigli sugli abbinamenti e ricette di cucina. Ha un votazione di 3 su 5, con 32 utenti votanti. La critica peggiore è che non capisce le domande. Da migliorare

Apothic è una azienda vinicola californiana che produce esclusivamente vini assemblati, quindi niente vini in purezza. Ad esempio il loro bianco è un assemblaggio di Chardonnay, Pinot Grigio e Riesling. Anche loro hanno una skill, ma solo 5 utenti votanti che in totale fanno raggiungere una votazione di 3,9 su 5. Da cancellare.

The Wine Cellar è interessante. Nata a giugno 2019, è in pratica un taccuino vocale per tenere traccia delle proprie bottiglie. Si possono aggiungere le bottiglie acquistate. Una volta stappata la bottiglia, potete anche toglierla dalla lista usando il comando vocale. Ci sono solo 3 votanti, per un totale di 3,5 su 5, e mancano le capacità di ricerca all’interno della lista ma è possibile leggere l’inventario delle bottiglie. Gli ultimi update sono di novembre, dove sono stati migliorati i riconoscimenti delle parole francese, come chardonnay o chateau. Da tenere sotto controllo.

Wine Finder è tecnicamente ben fatta, è progettata per fornire suggerimenti per gli abbinamenti grazie a un database di oltre 500 associazioni cibo-vino, ed ha una votazione di 3,2 su 5 con 21 utenti votanti. La critica più frequente è che forse è un po’ troppo orientata sullo Chardonnay, che secondo Wine Finder va bene un po’ su tutto. Un po’ deludente per ora.

Tra quelle più votate si trova My Somm, altra skill per aiutare a trovare gli abbinamenti giusti. I 74 votanti non l’hanno trovata molto utile, con un valore medio di 2,8 su 5. La causa principale è che la scelta dei vini è davvero esigua, quando addirittura spiega che ‘al momento non ci sono abbinamenti da consigliare’. Un database un po’ povero, o fatto male sicuramente. In attesa di evoluzione, direi, ma per ora niente da fare.

Cheers me, ossia brinda con me, è piuttosto semplice e divertente. Basta chiedere ad Alexa che vino usare per brindare ad una particolare occasione, un matrimonio, un compleanno, una festa con amici, una cena romantica, e Cheers me consiglia un vino adatto. Solo 11 votanti, ma con un punteggio tutto sommato non malvagio, 3,8 su 5. 

Non sono molte le skill dedicate al vino, molte dedicate agli abbinamenti ma a quanto pare con scarsi risultati. Ed in effetti questa è una delle cose più complesse, mettere insieme il vino giusto con un piatto, e si rischia di dare risposte scontate, banali o addirittura sbagliate. Gli sviluppatori non ci si sono impegnati più di tanto a quel che sembra.

In italiano, secondo me la più interessante è La mia enoteca, una skill semplice e che sa di cosa si parla. Con questa skill si può chiedere l’elenco dei vini presenti sugli scaffali di una enoteca di Varese. Semplice e funzionante, a quanto pare, visto che 15 votanti hanno dato un giudizio medio di 3,5 su 5. Nell’app di Alexa comparirà poi la foto e la descrizione del vino scelto dalla skill. 

Diffusione di Alexa e marketing

Alexa è apparsa sul mercato a novembre del 2014 ed è stata progettata nell’Amazon Lab126, che si trova a Sunnyvale, in California, dove vengono progettati e sviluppati tutti gli apparati e le piattaforme mobile e vocal di Bezos, come il Kindle, la Fire TV,  gli Amazon Echo. Dai dati dell’azienda, sono stati venduti oltre 100 milioni di dispositivi, che capiscono e rispondono alle lingue principali.

Ma come usare Alexa per il marketing, e come viene già usata da altre aziende?

Ci sono due modi per usarla. 

Il primo modo è la pubblicazione delle skills, quello che vi ho raccontato finora. Si fanno domande dirette relativamente ad un brand, ad una etichetta, o un negozio. È come avere un help desk che risponde in ogni momento alle nostre domande.

Il secondo modo è utilizzare Alexa per ottimizzare la ricerca vocale, quando non si fa una domanda specifica su un marchio o su una azienda vinicola, in questo caso,  e portare i consumatori sul sito o sullo shop online. Ad esempio si può chiedere la ricetta per il risotto allo zafferano e poi chiedere l’indirizzo dei negozi di alimentari più vicini. Se questi hanno una skill, e l’avete installata, e se è ben fatta, potete anche farveli portare a casa.

Considerate inoltre che avere un bot vocale o una skill costruita appositamente, è come essere sempre in contatto con i propri clienti. 

Se chiedo alle 2 di notte delle informazioni su come abbinare un vino specifico ad esempio, la risposta può essere data direttamente dalle informazioni che il produttore ha fatto inserire nella skill.

O, se voglio ordinare del vino dall’enoteca di fiducia, non devo far altro che svegliare Alexa, che tanto non dorme mai, e chiedere alla skill dell’enoteca di prendere in carico l’ordine. All’apertura del negozio  comparirà direttamente sul computer del proprietario o meglio ancora sul suo smartphone. Naturalmente, senza skill adatta, Alexa non vi aiuterà poi molto.

Tra i grandi marchi che usano Alexa nei propri negozi, c’è Starbucks. Basta chiedere all’assistente vocale di ordinare ‘il solito’ quando si entra in negozio, e verrà consegnato il bibitone di caffè e la ciambella preferita, quella che si consuma tutti i giorni.

C’è Domino, il brand della pizza negli USA. Si può ordinare una pizza con gli ingredienti che preferite, l’ordine verrà trasmesso in pizzeria e vi verrà recapitata a casa. Senza telefonare.

E poi naturalmente Uber, i Walmart Stores, la Levi’s, Johnny Walker. 

In definitiva, sia le Skills che la ricerca vocale saranno usate nel marketing e nel rapporto con il cliente. E questo non nei prossimi cinque anni, ma forse solo nei prossimi 24 mesi. Vale la pena di farci su un pensiero.


Notizie dal settore Wine Tech, suggerimenti e idee, potete trovarli anche e soprattutto sul mio blog, Web in Vigna. E per seguire il podcast, basta andare su The Digital Wine e scegliere la piattaforma che più vi piace per iscrivervi ed iniziare a scaricare tutte le puntate. Il podcast lo trovate anche su Spotify, su iTunes e naturalmente su Spreaker, la piattaforma che ospita il mio podcast. Non dimenticate di mettere un ‘mi piace’ o una votazione con 5 stelle!

Follow me on Spreaker

Se volete finanziare il podcast ed il blog, basterà diventare patron di The Digital Wine. Potete cliccare direttamente su questo pulsante per assicurarvi gloria perenne (eh…) al costo di un calice al mese.

Sostieni The Digital Wine


Loading more posts…