Alexa, il vino e le competenze

05 - Newsletter di Wine Tech - 05 Febbraio 2020

Ciao!

Oggi vi parlerò di Alexa, del suo funzionamento e come può essere usata anche per vendere e comprare vino.

L’intelligenza artificiale marcata Amazon sta prendendo piede per fare un sacco di cose che potremmo anche fare da soli, come accendere la luce in sala da pranzo o impostare il termostato di casa. È la stessa cosa del telecomando, ricordate quando occorreva alzarsi dalla poltrona per cambiare canale?

Cominciamo con una breve spiegazione per inquadrare di cosa stiamo parlando. Per interrogare Alexa è necessario un oggetto fisico, come l’Echo Dot di Amazon o la Fire Stick. Si accende, si fa l’accesso al proprio account Amazon tramite l’app collegata, e il dispositivo è pronto. Basterà fargli qualunque domanda, e lei vi risponderà, dovete solo chiamarla per nome. In pratica, l’Echo Dot, la Fire Stick o altri oggetti simili non sono altro che un mezzo per contattare l’Intelligenza Artificiale di Amazon.

Dietro Alexa c’è un software, naturalmente, che riconosce le nostre domande e trova la risposta migliore possibile. Potete chiedere l’ora, le condizioni del tempo, il nome delle stelle della costellazione del Sagittario. Se avete dispositivi smart home potete controllarli direttamente con Alexa. Potete ordinarle di accendere la televisione o di far partire una selezione musicale presa da Amazon Music o da Spotify, cercare un film su Prime video o leggere un libro preso da Audible.

Chiaramente le si può chiedere di acquistare qualcosa sullo store online di Jeff Bezos, un libro, un giocattolo, una confezione di bicchieri di cristallo.

Si possono fare anche domande su brand, su marchi specifici, ed in questo caso occorre installare una skill, ossia  una competenza. È facile, e si fa tutto tramite l’app dello smartphone. 

Alexa e le sue competenze (ovvero le skills)

Se volete sapere qualcosa sui vini, vi basterà installare la skill adatta, ne esistono molte, gratuite e fino ad ora non sono fatte benissimo.

Certo, potete fare un corso da sommelier, andare alle degustazioni, parlare con i produttori, una cosa non esclude l’altra. Le skills servono per aggiungere conoscenza alla IA, conoscenza fornita direttamente dal produttore, dal ristorante o dall’enoteca che produce la skill. Nella sezione Food e Drink delle Alexa Skills ne trovate qualcuna. Quando le installate su Alexa, usando lo smartphone ed il vostro account Amazon, lei (o essa?) saprà qualcosa in più su quel particolare argomento. Ovviamente se io non installo la stessa skill, alle mie domande darà delle risposte diverse oppure non risponderà affatto. La competenza, la skill, agisce solo sull’account che l’ha installata. Ognuno ha la Alexa che si merita, insomma.

La skill di Wine Enthusiast, tra le più note riviste dedicate al vino, consente di chiedere consigli sugli abbinamenti e ricette di cucina. Ha un votazione di 3 su 5, con 32 utenti votanti. La critica peggiore è che non capisce le domande. Da migliorare

Apothic è una azienda vinicola californiana che produce esclusivamente vini assemblati, quindi niente vini in purezza. Ad esempio il loro bianco è un assemblaggio di Chardonnay, Pinot Grigio e Riesling. Anche loro hanno una skill, ma solo 5 utenti votanti che in totale fanno raggiungere una votazione di 3,9 su 5. Da cancellare.

The Wine Cellar è interessante. Nata a giugno 2019, è in pratica un taccuino vocale per tenere traccia delle proprie bottiglie. Si possono aggiungere le bottiglie acquistate. Una volta stappata la bottiglia, potete anche toglierla dalla lista usando il comando vocale. Ci sono solo 3 votanti, per un totale di 3,5 su 5, e mancano le capacità di ricerca all’interno della lista ma è possibile leggere l’inventario delle bottiglie. Gli ultimi update sono di novembre, dove sono stati migliorati i riconoscimenti delle parole francese, come chardonnay o chateau. Da tenere sotto controllo.

Wine Finder è tecnicamente ben fatta, è progettata per fornire suggerimenti per gli abbinamenti grazie a un database di oltre 500 associazioni cibo-vino, ed ha una votazione di 3,2 su 5 con 21 utenti votanti. La critica più frequente è che forse è un po’ troppo orientata sullo Chardonnay, che secondo Wine Finder va bene un po’ su tutto. Un po’ deludente per ora.

Tra quelle più votate si trova My Somm, altra skill per aiutare a trovare gli abbinamenti giusti. I 74 votanti non l’hanno trovata molto utile, con un valore medio di 2,8 su 5. La causa principale è che la scelta dei vini è davvero esigua, quando addirittura spiega che ‘al momento non ci sono abbinamenti da consigliare’. Un database un po’ povero, o fatto male sicuramente. In attesa di evoluzione, direi, ma per ora niente da fare.

Cheers me, ossia brinda con me, è piuttosto semplice e divertente. Basta chiedere ad Alexa che vino usare per brindare ad una particolare occasione, un matrimonio, un compleanno, una festa con amici, una cena romantica, e Cheers me consiglia un vino adatto. Solo 11 votanti, ma con un punteggio tutto sommato non malvagio, 3,8 su 5. 

Non sono molte le skill dedicate al vino, molte dedicate agli abbinamenti ma a quanto pare con scarsi risultati. Ed in effetti questa è una delle cose più complesse, mettere insieme il vino giusto con un piatto, e si rischia di dare risposte scontate, banali o addirittura sbagliate. Gli sviluppatori non ci si sono impegnati più di tanto a quel che sembra.

In italiano, secondo me la più interessante è La mia enoteca, una skill semplice e che sa di cosa si parla. Con questa skill si può chiedere l’elenco dei vini presenti sugli scaffali di una enoteca di Varese. Semplice e funzionante, a quanto pare, visto che 15 votanti hanno dato un giudizio medio di 3,5 su 5. Nell’app di Alexa comparirà poi la foto e la descrizione del vino scelto dalla skill. 

Diffusione di Alexa e marketing

Alexa è apparsa sul mercato a novembre del 2014 ed è stata progettata nell’Amazon Lab126, che si trova a Sunnyvale, in California, dove vengono progettati e sviluppati tutti gli apparati e le piattaforme mobile e vocal di Bezos, come il Kindle, la Fire TV,  gli Amazon Echo. Dai dati dell’azienda, sono stati venduti oltre 100 milioni di dispositivi, che capiscono e rispondono alle lingue principali.

Ma come usare Alexa per il marketing, e come viene già usata da altre aziende?

Ci sono due modi per usarla. 

Il primo modo è la pubblicazione delle skills, quello che vi ho raccontato finora. Si fanno domande dirette relativamente ad un brand, ad una etichetta, o un negozio. È come avere un help desk che risponde in ogni momento alle nostre domande.

Il secondo modo è utilizzare Alexa per ottimizzare la ricerca vocale, quando non si fa una domanda specifica su un marchio o su una azienda vinicola, in questo caso,  e portare i consumatori sul sito o sullo shop online. Ad esempio si può chiedere la ricetta per il risotto allo zafferano e poi chiedere l’indirizzo dei negozi di alimentari più vicini. Se questi hanno una skill, e l’avete installata, e se è ben fatta, potete anche farveli portare a casa.

Considerate inoltre che avere un bot vocale o una skill costruita appositamente, è come essere sempre in contatto con i propri clienti. 

Se chiedo alle 2 di notte delle informazioni su come abbinare un vino specifico ad esempio, la risposta può essere data direttamente dalle informazioni che il produttore ha fatto inserire nella skill.

O, se voglio ordinare del vino dall’enoteca di fiducia, non devo far altro che svegliare Alexa, che tanto non dorme mai, e chiedere alla skill dell’enoteca di prendere in carico l’ordine. All’apertura del negozio  comparirà direttamente sul computer del proprietario o meglio ancora sul suo smartphone. Naturalmente, senza skill adatta, Alexa non vi aiuterà poi molto.

Tra i grandi marchi che usano Alexa nei propri negozi, c’è Starbucks. Basta chiedere all’assistente vocale di ordinare ‘il solito’ quando si entra in negozio, e verrà consegnato il bibitone di caffè e la ciambella preferita, quella che si consuma tutti i giorni.

C’è Domino, il brand della pizza negli USA. Si può ordinare una pizza con gli ingredienti che preferite, l’ordine verrà trasmesso in pizzeria e vi verrà recapitata a casa. Senza telefonare.

E poi naturalmente Uber, i Walmart Stores, la Levi’s, Johnny Walker. 

In definitiva, sia le Skills che la ricerca vocale saranno usate nel marketing e nel rapporto con il cliente. E questo non nei prossimi cinque anni, ma forse solo nei prossimi 24 mesi. Vale la pena di farci su un pensiero.


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Fiere enologiche e strumenti digitali

Newsletter di Wine Tech - 29 Gennaio 2020

Ciao

Sabato scorso sono stato a Vignaioli Naturali a Roma, evento ormai classico per gli estimatori romani dei vini naturali. Non mi soffermo sui singoli vini, ma ci sono indubbiamente molte cantine giovani che si stanno dando da fare per produrre vini di qualità senza per questo dover disastrare il terreno, l’uva o il vino stesso.

In questa newsletter invece vorrei porre l’attenzione sullo svolgimento di un evento enologico, attenzione digitale ovviamente.

Mi spiego. In ogni fiera, dopo entrati, si riceve oltre al calice con la tracollina (e a Vignaioli Naturali a Roma anche quest’anno ce n’erano di davvero belle, acquistabili con pochi spiccioli), anche l’elenco delle cantine che partecipano, spesso disegnate sulla mappa della fiera. In questo modo se si cerca un’azienda specifica, si sa subito dove dirigersi senza doverla cercare troppo.

Una volta arrivati al banco d’assaggio, chiacchierata veloce con il produttore che spiega i propri vini, racconta altrettanto velocemente il suo modo di fare il vino e dove si trova la cantina. Intanto nel calice entra l’assaggio del vino, il giusto che serve per farsi un’idea di profumi e sapori.

Le fiere insomma sono eventi (quasi tutte, diciamo) disegnati soprattutto per i rivenditori, tipicamente distributori, ristoranti ed enoteche. Poco spazio, o nulla affatto, viene lasciato per un settore di mercato che invece dovrebbe essere coltivato di più, ossia l’enoturismo.

Ma come fare, quando si affollano al proprio banco dieci o quindici assaggiatori tutti con il calice proteso verso la bottiglia, in un salone pieno dove dopo un po’ occorre quasi strillare per farsi capire?

La tecnologia potrebbe venire in aiuto, di certo.

Un paio di idee vorrei condividerle con voi, idee che non costano molto per realizzazione, né da parte degli organizzatori dell’evento né da parte delle aziende vinicole.

Condividere l’esperienza social

Non sempre gli eventi tecnologici usano una cosa semplicissima come l’hashtag. Io sono un utilizzatore di Twitter soprattutto, ma la stessa cosa vale naturalmente su Instagram. Quindi, innanzitutto creare un hashtag che aiuti a concentrare i post, a farli trovare più facilmente e quindi condividerli. Naturalmente, non basta questo. Occorre che anche gli organizzatori inizino a fare post sull’evento, con foto e spezzoni video, marcandoli con l’hashtag ufficiale. È come quando ai miei tempi si andava a casa di qualcuno per ballare: finché non iniziava il padrone o la padrona di casa, stavamo tutti sui divani a far finta di niente.

Ma non basta nemmeno questo. Non si può girare per un evento con lo smartphone in mano per vedere gli ultimi post o per lanciarne di nuovi. Però si potrebbero leggere su monitor posizionati all’interno dello spazio fieristico: ne bastano un paio, con una connessione Internet ed un software per la condivisione automatica. Mentre il wine lover si sposta all’interno del salone o del capannone, i monitor rimandano le interazioni di altri visitatori, spingendo quindi a produrre altri post, altre foto, altri video. È la condivisione, risultato delle tecnologie digitali che aiutano anche chi è rimasto a casa a farsi un’idea dell’atmosfera dell’evento e delle cantine partecipanti.

Convincere l’enoturista

Il turismo enologico è in continua crescita, e questo grazie al grande numero di ottime cantine vinicole in Italia e alla loro relativa vicinanza anche alle più grandi città. Quindi, perché non usare la fiera per far vedere come è fatta la propria azienda, il territorio, i dintorni? Spesso alcuni produttori hanno un tablet sui tavoli dove girano le immagini e i video presi in cantina o in vigna. Ma quando la folla preme al banco d’assaggio, il tablet non si riesce nemmeno a vederlo (a parte al Vinitaly, ma lì spazi e risorse sono ben più grandi). Quindi, perché non usare i monitor di cui dicevo sopra per rilanciare i video e le foto di quelle aziende vinicole che decidono di abbonarsi al servizio? I momenti di pausa tra un Trebbiano ed un Aleatico, tra un Nero d’Avola ed un Brunello, magari assaggiando un piatto di formaggi e salumi, potrebbero essere passati guardando le immagini dei panorami attorno alle vigne, dei punti di interesse, i video delle vendemmie.

E questo a tutto vantaggio della scelta della prossima tappa per un week end all’insegna del turismo enologico.


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Il London Technology Club

Newsletter di Wine Tech - 22 gennaio 2020

Ciao

Il London Technology Club è una comunità di investitori, privati e istituzionali, società di capitali, esperti di tecnologia. In pratica si tratta di aziende e persone che sono interessati ad investire tempo, idee e soprattutto denaro, nel settore tecnologico. Gli autori sono Grant Ashton e Simon Pavitt.

Ashton è l’ideatore e amministratore delegato di 67 Pall Mall, l’indirizzo del suo Wine Club, un vero e proprio club in stile inglese, esclusivo e caro: per entrare occorre essere presentati da almeno due membri, pagare 1500 sterline come tassa d’iscrizione e poi altre 1500 sterline l’anno. Si ha l’accesso a 4000 etichette e 27000 bottiglie, con prezzi da 40 a 16000 sterline, ed un bicchiere in degustazione va dalle 7 sterline a oltre 600. Non proprio una cosa per tutti, insomma.

Pavitt invece è l’amministratore delegato del London Technology Club.

Inutile nasconderlo, il club è dedicato a chi ha un budget elevato, gente insomma che può permettersi di spendere varie centinaia di sterline per una bottiglia di vino. Però contiene indicazioni e suggerimenti che possono essere interessanti.

All’inizio dell’articolo, l’autore immagina di essere il proprietario di una azienda vinicola, e viene avvisato dal suo assistente privato virtuale che i sensori installati sulle casse del suo vino in un container con destinazione Hong Kong hanno rilevato valori non conformi a quanto stabilito con il trasportatore, ad esempio una temperatura eccessiva. 

Lo stesso assistente si incaricherà di inviare un alert al trasportatore con un messaggio automatico sul suo smartphone, per fargli risolvere il problema. Allo stesso modo, Ashton immagina di essere avvisato quando il problema rientra. Per una cena importante poi potrà farsi consigliare delle bottiglie da aprire, ed oltre al consiglio il bot le acquisterà online parlando con il bot dell’enoteca, che poi avviserà un corriere per consegnarle direttamente a casa.

Al di là dell’uso dei bot, che comunque sta iniziando a diffondersi anche nel settore vinicolo, il controllo del trasporto del vino è una cosa ormai alla portata di tutti.

Gli stessi metodi usati per il tracciamento della bottiglia possono assicurare contro il rischio di refilling, ossia riempimento fraudolento della bottiglia con vini differenti, come la capsula progettata dall’azienda italiana Wenda (qui la mia intervista del 2016)

E acquistare vino online con un bot, beh, basta pensare ad Alexa e allo shop online di Amazon. Quindi, tecnologia alla portata di tutti e funzionante già da adesso.

Produzione digitale del vino

La seconda parte dell’articolo riguarda i produttori, e quanto sia delicato l’ecosistema del vigneto. L’uso di trattori che compattano il terreno e inquinano l’aria, oltre che spargere sostanze nocive nel suolo, sta lentamente diminuendo in favore dell’impiego di cavalli. Alcune aziende vinicole in Borgogna e di Bordeaux hanno ottenuto sgravi fiscali e aiuti di stato per l’acquisto ed il mantenimento di cavalli da usare tra i filari. Se però l’uso dei nobili animali può aiutare a non rovinare il terreno, sapere esattamente cosa accade nel vigneto è compito della tecnologia, e questo aiuta a diminuire il lavoro necessario.

Questo è possibile con le applicazioni sempre più comuni per il monitoraggio delle condizioni ambientali, in atmosfera, al suolo e direttamente sulla pianta. Il risultato è misurabile in un risparmio di trattamenti fitosanitari, di acqua e particolarmente di lavoro per trattare ed irrigare. Nell’articolo ne vengono descritti alcuni.

Queste piattaforme si gestiscono direttamente da smartphone, e quindi le uniche cose da installare nel vigneto sono sonde e telecamere. Una soluzione valida anche per le aziende più piccole, meno costosa ed ugualmente efficiente per piccole dimensioni. E dovendo recarsi nel vigneto, anziché un trattore si può usare un piccolo robot elettrico a quattro ruote con un gps e la mappa del territorio. Pesano poco ma ancora costano quanto un trattore. 

Il wine lover diventa esperto

Il report guarda anche alle attività commerciali. Le app per i dispositivi mobile possono aiutare a indirizzare un numero maggiore di enoturisti che cercano nuove cantine e nuovi vini da assaggiare. E la possibilità di condividere le informazioni con altri viticoltori e con i wine lovers rende i dati ancor più importanti per il produttore, per velocizzare la curva di apprendimento condividendo i propri risultati con altre aziende della zona, e per coinvolgere clienti ed estimatori del proprio vino.

I consumatori desiderano essere sempre più informati sul vino che bevono, sulla sua provenienza, sugli abbinamenti, sulla sua storia. App come Vivino, come Delectable, come WotWine, aiutano a condividere le note di degustazione, i punteggi, anche le opinioni di acquisto nei vari punti vendita. Ormai il classico esperto wine writer sta scomparendo. I wine lover sono sempre più informati ed esperti, anche se non scrivono su riviste prestigiose, e questo è uno dei vantaggi offerti dalla condivisione digitale, che consente di trovare altri che hanno assaggiato lo stesso vino praticamente in ogni parte del mondo e con condizioni di assaggio molto più vicine alle nostre, ossia a casa, durante una festa, in una cena tra amici. Se poi le app offrono indicazioni su dove trovare quei vini, enoteche fisiche o negozi online, ancora meglio.

Vediamo cosa possiamo portarci a casa dalla lettura dell’articolo del London Technology club dedicato al vino.

UNO le aziende vinicole possono trarre vantaggio dalle nuove tecnologie senza per forza dover spendere una fortuna, e sapendo che sono scalabili, ossia possono essere estese e aumentate a seconda della grandezza del territorio, del vigneto.

DUE i rivenditori finali, enoteche e ristoranti in genere, possono proporre ai propri clienti non solo un vino da bere, ma l’ingresso in un gruppo di appassionati delle stesse etichette, diventando punto di riferimento non solo localemente, ma soprattutto globalmente. Insomma, think global, act local.

TRE i consumatori possono avere informazioni sul vino, dove comprarlo o dove assaggiarlo, farselo portare a casa in giornata. Non tutti abitano in una grande città, e non sempre si ha la possibilità di fare 30km per andarsi a cercare l’enoteca giusta. 

Le Big Tech, il vino e lo sviluppo tecnologico

Non dimentichiamo che avere un nuovo canale di mercato significa che le aziende tecnologiche si sforzeranno di adattare le proprie novità digitali, stimolando la nascita di nuove startup che potranno essere i nuovi unicorni del mercato del vino. A mio avviso c’è un altro aspetto che occorre considerare, ossia il vino come prodotto di traino, a cui collegare davvero molte altre attività. Tra qualche anno si parlerà sempre più frequentemente dell’enotecnologo, mettendo la tecnologia come una delle caratteristiche che consentono di scegliere, oppure no, un determinato vino.


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Enoteche e innovazione digitale

ovvero, come affrontare le tecnologie esponenziali nel mercato del vino

Ciao!

Una delle novità portate dalla trasformazione digitale è la disintermediazione, che in pratica significa una scorciatoia tra produttore e consumatore. Se questa sembra essere una cosa buona per il consumatore, potrebbe esserlo un po’ meno per chi sta in mezzo, ossia il negoziante.

E visto che qui si parla di vino, il problema potrebbero averlo le enoteche, che come tanti altri negozi vedono i propri clienti che spingono sull’e-commerce. Un mercato che vale, più o meno, attorno ai 10 milioni di €, diciamo circa l’1% del valore totale del mercato del vino in Italia.

Non ci sono dati confermati per quel che riguarda la vendita di vino online, non è semplice trovarli. Però in un convegno ad aprile tenuto presso Verona Fiere al Vinitaly Wine Club, è apparso chiaro che alle piattaforme e-commerce di Carrefour, Coop e Auchan, si è aggiunta anche Amazon.

Ed in tutto questo, le enoteche cosa fanno, o meglio, cosa possono fare? Sicuramente sfruttare i loro punti di forza, ossia le degustazioni e la ricerca di nuove etichette, è la cosa migliore. E bere un buon bicchiere con gli amici aiuta nella creazione delle community, ossia della comitiva. Però potrebbe non bastare per constrastare la comodità dell’acquisto online, dei prezzi migliori, della possibilità di comprare bottiglie in formato diverso dal solito 0,75.

Sebbene in Italia ancora non siano diffusi, i Wine Club stanno indicando che anche per il vino il nuovo modello di business è quello della sottoscrizione. Si paga un abbonamento mensile e vengono assicurate 4 o 6 bottiglie, a volte anche con degli assaggi in piccoli contenitori da un bicchiere. Le etichette vengono scelte da uno scaffale virtuale che non è molto ampio, ma che spesso è composto da piccole cantine che, in questo modo, vedono un buon canale di vendita assicurato per la loro produzione.

Nell’ultima puntata del podcast ho parlato dell’enoteca parigina Nouvelle Cave, che mescola il classico modo di vendere vino, scegliendoli dagli scaffali, al canale digitale, offrendo la possibilità di accedere ad uno store online per scegliere altre etichette e farsele consegnare direttamente al bancone dopo qualche giorno.

È chiaro che, facendo parte di Casino Group, praticamente uno dei più grandi gruppi commerciali di Francia, la strada per loro è piuttosto agevole. Anche usare l’ecommerce di Cdiscount e la tecnologia di Matcha aiuta parecchio.

Le enoteche dunque devono iniziare a guardare al futuro, alle nuove generazioni, quelle che acquistano con lo smartphone, che chiedono di pagare con la carta, di avere informazioni sui vini leggendoli sul loro dispositivo mobile inquadrando un QR-code o affidandosi alla sapienza digitale di un voice assistant come Alexa. Queste sono cose che possono essere fatte tranquillamente in enoteca, ma capisco che se non siete proprio amanti della tecnologia, alcune innovazioni possono spaventare.

Le capacità e la professionalità degli enotecari è un altro dei punti di forza del negozio fisico, e quindi perché non sfruttarla fino in fondo restando accanto ai propri clienti 24 ore su 24?

Un sito web curato, con una sezione blog dove raccontare i rudimenti della degustazione, può essere un inizio. Oppure un podcast, se non avete tempo per fare video su YouTube. Meglio ancora, un bot che dal vostro sito web o dalla pagina facebook dell’enoteca consiglia i wine lover nelle proprie scelte, con gli abbinamenti, le occasioni, il budget di spesa. Esistono anche piattaforme gratuite per costruire dei chatbot, che infine non vuol dire altro che ‘risponditore automatico’. Ad esempio Chatfuel e Many Chat. Dovreste cominciare a pensarci su.


L’anno del wine lover inizia come al solito con Vignaioli Naturali a Roma 2020; l’evento di Tiziana Gallo segna l’inizio dell’anno in fatto di degustazioni e stabilisce dei metri di paragone per le altre fiere. Sabato 25 e Domenica 26 gennaio, a Roma al Westin Excelsior Hotel. Potete trovare le informazioni necessarie nel link alla pagina facebook dell’evento.


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Cosa è il Cloud...

...e come usarlo per il controllo del vigneto

Ciao, e Buon 2020!

Le ultime notizie del nostro pianeta a cavallo del passaggio all’anno nuovo non sembrano molto buone. Tra le proteste delle giovani generazioni, dichiarazioni di guerra via Twitter e l’Australia che brucia da dieci giorni, non sembra che stiamo messi tutti molto bene.

Nonostante questo, ho voglia di essere fiducioso e confidare nelle nuove generazioni, nella loro visione ampia del futuro, nella loro voglia di abbattere barriere fisiche e culturali, nel loro essere globali. Oggi i giovani hanno la possibilità, se vogliono, e certo non tutti purtroppo, di viaggiare a costi relativamente bassi e di lavorare praticamente da ogni punto del pianeta.

La tecnologia che consente questo è il Cloud, che si avvale della velocità sempre maggiore delle reti dati: trovare un punto dove lo smartphone ‘non prende’ sarà sempre più difficile.

Ma cosa è, in definitiva, il Cloud? Qualcuno potrà avervi spiegato che è semplicemente un posto dove tenere i vostri dati, e quindi una estensione del disco fisico del vostro pc. È questo, ma è molto di più. Intanto, quando si parla di Cloud non si intende una entità misteriosa che chissà dove è. Il Cloud, di Google, quello di Amazon, di Apple, o altri, non è nient’altro che un insieme di server che si trovano in qualche data center. Possono stare in Irlanda o in Nuova Zelanda, negli USA o in Estonia, ma sempre di server fisici stiamo parlando. La potenza delle tecnologie Cloud risiede nel fatto che, quando vi serve un programma, se è presente la versione Cloud non dovete installarlo nel vostro pc o nello smartphone, ma basterà collegarvi ad un server. A voi non farà alcuna differenza che questo server sia in Irlanda o ad Aruba, l’importante è che lo possiate raggiungere dovunque voi siate.

Questo ha portato i programmatori a disegnare le piattaforme software in modo diverso dal solito. Oggi queste piattaforme si collegano le une con le altre, e si possono usare pezzi di software diversi per costruire una applicazione su misura per le proprie esigenze. È come un unico, grande cesto di mattoncini colorati, che si possono prendere e connettere tra loro per costruire quasi quel che si vuole. Il quasi è d’obbligo, visto che non siete voi i programmatori, ma sono gli ingegneri di Amazon, di Google, di Apple, di Dropbox.

Ma è dalle esigenze dei clienti che nascono le nuove piattaforme, ed è il caso di Deep Sky Vineyard, un’azienda vinicola in Arizona, che ha deciso di affidarsi ad un partner del programma Google Cloud Technology, Niolabs, per gestire gli impianti di irrigazione ed il sistema di monitoraggio dei propri vigneti. In questo modo hanno risparmiato quasi 7 milioni di litri di acqua, lo scorso anno, e diminuito gli errori umani e sono sempre al corrente di quel che accade alle loro uve. Anche quando sono lontani per una fiera.

Se ne volete sapere qualcosa in più, ne parlo nella prima puntata del podcast, l’Episodio 45.

A proposito del podcast, pare che stia andando abbastanza bene. Non avevo grandi speranze, a dire la verità, visto l’argomento trattato, ossia l’unione tra vino e tecnologia. Ma invece, sia gli episodi dedicati alla WineTech che quelli dedicati alle storie del vino, hanno un buon numero di ascolti, soprattutto su Spotify. Se anche tu sei tra gli ascoltatori, ti ringrazio; in caso contrario, che aspetti ad iscriverti?

Ah, ho pensato anche di usare Patreon per il finanziamento del progetto The Digital Wine. Una piccola cifra mensile che consentirà a voi di ricevere una volta al mese contenuti esclusivi, ed a me di migliorare sia i contenuti che la tecnologia del podcast e di tutto il mio progetto.

Bevete con moderazione, e mai prima di mettervi alla guida.

Al prossimo bicchiere!

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