La nuova newsletter

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Ciao!

Come ho scritto in una precedente newsletter, The Digital Wine sta cambiando forma. Il vecchio sito web, Web in Vigna, non esiste più, tutti i post sono stati spostati su blog.thedigitalwine.com. Blog e podcast sono raggiungibili direttamente dal sito principale, proprio The Digital Wine.

Così, anche la newsletter cambia, deve cambiare. Così aggiungerò qualcosa a questa newsletter.

La novità è che ci sarà anche una sottoscrizione a pagamento.

La newsletter verrà inviata la domenica alle 12, e conterrà contenuti di valore (almeno, questo è quel che spero).

In questa newsletter domenicale ci saranno approfondimenti su argomenti legati alla tecnologia nel settore vinicolo, con link e documentazione, report e statistiche, schede tecniche sulle maggiori aziende che si occupano di vino digitale.

Chi sottoscrive la newsletter a pagamento inoltre avrà la possibilità di fare domande relative alle tecnologie innovative applicate al settore vinicolo, domande a cui risponderò nella successiva newsletter domenicale.

Voglio essere completamente sincero con voi, e vi dirò che vorrei far diventare questa newsletter domenicale un piccolo punto di riferimento per chi è interessato all’argomento del vino digitale; ci sto lavorando da un po’, l’obiettivo è trasformarla in un aggregatore di notizie su questo tema, di documenti, di analisi.

Il blog resterà sempre attivo, naturalmente, e se un argomento vi interessa particolarmente fatemelo sapere, lavorerò per approfondirlo e troverete poi questo mio lavoro nella newsletter. Avrò un po’ di lavoro in più da fare, ma per voi lo faccio volentieri (e naturalmente, visto che lo pagate voglio che abbiate un prodotto di buona qualità).

Per trasformare la sottoscrizione gratuita in quella a pagamento basta cliccare sul pulsante verde che trovate in fondo alla email. È semplice.

Fino ad ora ho pubblicato solo un paio di newsletter, e chi diventerà abbonato invece che semplice sottoscrittore potrà leggere tutte le email precedenti, anche quelle pubblicate prima dell’iscrizione.

Nella newsletter free vi dirò anche quale argomento, o quali argomenti, troverete nel numero in abbonamento.

Insomma, sto cercando di darvi dei contenuti più interessanti, visto che mi seguite qui (oltre 80 sottoscrittori, più della metà che legge regolarmente la newsletter fino alla fine!), sul blog (1500 lettori mensili, oltre 5000 impressions), quasi 200 ascolti mensili del podcast nelle varie piattaforme (Spreaker, Spotify, Podcast Addict, iTunes) e 50 ascoltatori fissi.

Per un argomento di nicchia come quello del vino digitale, il matrimonio fra tecnologie innovative e mondo del vino, credo sia un buon risultato.

Voi avete fatto un grande lavoro, supportandomi negli ascolti e nella lettura di blog e newsletter. Mi avete dato fiducia diventando ospiti del podcast.

Ora tocca a me lavorare di più per darvi dei contenuti migliori, che possano essere interessanti e utili. Spero di fare bene questo lavoro, ma voi fatemi sapere cosa ne pensate, scrivendomi a podcast @ thedigitalwine.com

Grazie ancora per essere arrivati fin qui, e ricordatevi il pulsantone Subscribe qui sotto!

Al prossimo bicchiere.

Rolando ‘Wine Roland’

Riempire il gap

21 - La newsletter di The Digital Wine - 8 settembre 2020

Ciao!

No, il gap non è un nuovo tipo di bicchiere o contenitore per bere vino o birra o altri liquidi a scelta. Il gap a cui mi riferisco è il gap di conoscenze.

Cerchiamo di dare qualche definizione. Il divario di conoscenze è quella differenza che esiste tra mercati, tra popoli, quando si fa la stessa cosa. Ad esempio nella produzione di acciaio, nell’agricoltura, nell’industria del cinema.

È normale che ci siano differenze, lo sviluppo non è omogeneo; qualche paese è più avanzato nella tecnologia, altri nell’agricoltura, altri ancora sono i driver dell’industria del cinema.

Da marzo di questo drammatico anno 2020, in Italia abbiamo assistito ad un balzo in avanti di almeno 5 anni. Persone e piccole aziende che prima guardavano con sospetto l’innovazione tecnologica, oggi si sono rese conto di come invece il loro modo di lavorare è cambiato. Non sempre in meglio, naturalmente, ma questo è il prezzo da pagare durante i periodi di cambiamento, naturali o imposti dalle circostanze.

Non crediate che ai venditori di ghiaccio abbia fatto piacere l’invenzione e la diffusione dei frigoriferi. O ai maniscalchi l’invenzione dell’automobile. Ogni nuova scoperta, ogni nuovo strumento ha sempre subìto un ostracismo da parte di qualcuno. Nell’800 il treno era considerato pericoloso per le donne in gravidanza, e il telefono era visto come un sovvertimento della società.

La stessa cosa accade oggi con il 5G, con gli smartphone, con l’Intelligenza Artificiale. Fra 5 anni useremo tutte queste cose senza problemi, e combatteremo contro altre innovazioni ancora da venire.

Il problema di quando un balzo tecnologico viene fatto in pochi mesi, è che non abbiamo il tempo per prendere confidenza con i nuovi strumenti, sia dal punto di vista pratico che etico.

Tutti noi abbiamo dovuto imparare velocemente ad usare piattaforme di videochiamata, abbiamo usato una VPN per collegarci alla sede di lavoro, abbiamo imparato a comprare in rete anche beni di prima necessità.

Ma imparare ad usare nuovi strumenti tecnologici è, alla fin fine, piuttosto semplice. Ci manca invece imparare ad impostare una strategia, nella vita quotidiana o in quella aziendale, che tenga conto di questa trasformazione digitale accelerata.

Parlando del settore del vino, per fare un esempio, paesi come Australia e Canada hanno puntato molto sulle tecnologie innovative. Erano già più avanti del Vecchio Continente da questo punto di vista, ma hanno visto che i nuovi sistemi potevano aiutarle nella produzione e soprattutto nella commercializzazione delle loro bottiglie. Anche la crescita di nuovi contenitori per il vino è da aggiungere agli eventi da tenere sotto osservazione.

Questo gap, in cui loro sono davanti, prima o poi dovrà essere riempito. Classici brand degli alcolici, come Constellation Brand o Campari, hanno stretto accordi con wine club e rivendite online, ma è stata necessaria una pandemia ed un lockdown mondiale per far capire che i nuovi canali non sono dei nemici ma degli alleati.

Il rischio qual è? Majestic Wine aveva fatto, nel 2015, un accordo con Naked Wines, che si è rivelato un abbraccio mortale, tanto che Majestic stava chiudendo tutti i suoi negozi fisici. Lo scorso anno l’accordo si è concluso, Majestic è tornata al suo business originario ma ha aggiunto un proprio e-commerce ed un wine club. La lezione è stata dura, ma hanno imparato a muoversi nel mondo del vino online.

La dimensione delle aziende vinicole italiane non consente di riempire i gap tecnologici che i grandi brand stanno colmando. Troppe sono ancora le cantine che hanno venduto qualche bottiglia solo facendo girare il proprio numero di telefono su Facebook, ed anche qui solo tra gli iscritti alla propria pagina.

Anche questo è un gap da colmare, ossia saper usare i mezzi di comunicazione social, il sito web, o un podcast perché no. Pensare di avere visibilità in rete senza spendere tempo e denaro, purtroppo è un’idea sbagliata.

Questo è il vero gap da riempire: non come si usano gli strumenti, ma come impostare una strategia commerciale usando quegli strumenti. Capire quali sono quelli più utili, capire dove sono i nostri clienti e appassionati ed essere presenti dove gli appassionati si trovano.

Le associazioni vinicole, Consorzi e Strade del vino non hanno mai mostrato di volerlo capire, per chissà quali motivi. In questo modo, nel corso di questi anni, hanno contribuito a rendere questo gap ancora più ampio, il gap fra produttori di vino e sistemi digitali.

I vignaioli, i viticoltori, i vinicoltori, dovranno farlo da soli.

Photo by Alex Radelich on Unsplash


Potete seguire le notizie sul vino e sulla tecnologia sul blog e sul mio podcast, The Digital Wine. Iscrivetevi alla versione a pagamento di questa newsletter per supportare il mio lavoro, oppure fate una donazione su Patreon.

Qualche piccolo cambiamento...

20 - La newsletter di The Digital Wine - 25 agosto 2020

Ciao!

Non mi sono preparato quel che volevo scriverti, quindi spero di non risultare troppo confuso. In realtà, le idee che ho sono piuttosto chiare; quel che mi è meno chiaro è il percorso per arrivarci, ma insomma credo sia così per un sacco di cose.

Dunque, il blog Web in Vigna non esiste più, si è trasferito ad un nuovo indirizzo e si chiama The Digital Wine Blog.

Dal sito web di The Digital Wine potete raggiungere adesso sia il blog che il podcast, che naturalmente può essere sempre ascoltato con le solite app come Spreaker, Spotify, iTunes, Google Podcast, Podcast Addict e molte altre. Queste sono quelle più note, ovviamente.

La motivazione è semplice, ed è che non volevo che ci fossero due nomi diversi per il blog e per il podcast. Potevo anche pensarci prima, ovviamente, ma è importante che conosciate la storia.

Dunque, nel 2016 capisco che vino e tecnologia non sono due mondi separati né tantomeno distanti, e così metto in piedi il mio blog, Web in Vigna appunto. Trovo materiale per i miei post, faccio interviste via email a parecchie persone che si occupano di wine tech, vengo chiamato per un paio di conferenze a parlare dell’argomento. Insomma, mi stava dando qualche soddisfazione.

Visto che alcuni degli intervistati erano di inglesi, americani, australiani, l’anno successivo creo il blog The Digital Wine, completamente in inglese, dove scrivevo più o meno gli articoli che comparivano nel blog in italiano e riportavo le interviste.

Ed ecco che, voilà, erano presenti due blog che trattavano lo stesso argomento ma con nomi diversi. Inizialmente non era un problema, naturalmente. Dopo un po’ ho smesso di scrivere post in inglese perché mi portava via molto più tempo, (le traduzioni richiedono uno sforzo per me piuttosto pesante).

Poi lo scorso anno, era luglio 2019, creo il podcast The Digital Wine. Potevo chiamarlo Web in Vigna? No, il nome non mi piaceva per un podcast. Così, ecco due cose con lo stesso nome, un blog ed un podcast da una parte, un blog dall’altra.

Il podcast sta andando bene, direi. Sono arrivato a 80 episodi, molte interviste, attrezzatura nuova e, spero, qualità migliorata. Forse c’è ancora qualcosa da cambiare, ma se avessi passato troppo tempo a progettare, rischiavo di non partire per niente.

Ora, in questa strana estate che non riesco a dividere dal normale periodo di lavoro, visto che il mio ufficio è diventato la mia casa e naturalmente viceversa da marzo di questo sfigatissimo anno 2020, insomma in queste settimane ho iniziato a ragionare su quel che stavo facendo e su quel che volevo fare.

Insomma, ho iniziato a pormi domande su cosa volevo far diventare il progetto The Digital Wine. La risposta era chiara, The Digital Wine dovrà diventare un punto di creazione di contenuti legati al mercato del vino. Il che vuol dire poco, se ci pensate.

Cosa fa un Content Creator? Crea contenuti, appunto, per le aziende che lo richiedono, perché vogliono migliorare la percezione del loro brand, vogliono far conoscere il loro lavoro o la loro storia. I loro prodotti, sicuramente.

Quindi, un Content Creator per il settore vinicolo fa questo, crea contenuti per quei professionisti del vino che vogliono trovare un modo diverso dai soliti sistemi per farsi conoscere.

Può essere un video su YouTube, una serie di post su un blog, degli episodi in un podcast. O qualunque altra cosa possa venire in mente.

Non so se avete visto trasmissioni televisive o ascoltato trasmissioni radio o podcast che parlano di vino. Bene, forse è il momento di provare ad inventarsi qualcosa di diverso, non credete?

Ecco, questo è quello che The Digital Wine vuole fare, ossia diventare Wine Content Creator.

Quindi, il punto iniziale doveva essere quello di avere un unico nome, e questo nome è The Digital Wine.

Dovevo dirvelo, visto che siete iscritti a questa newsletter. Insomma, le cose si condividono con gli amici, e visto che ascoltate il mio podcast e leggete il mio blog, voi lo siete.

Ci saranno ancora piccoli problemi tecnici nel passaggio dal vecchio al nuovo indirizzo, nel caso fatemelo sapere scrivendomi a info [at] thedigitalwine.com. E fatemi sapere cosa ne pensate in generale, mi fido delle vostre indicazioni.

Grazie per avermi letto fino in fondo. Al prossimo bicchiere!


Potete ascoltare il podcast con qualunque app come Spotify o iTunes, Google Podcast o Podcast Addict. Da The Digital Wine trovate tutti i punti di accesso, naturalmente. Se volete, potete anche finanziare il mio progetto su Patreon.

Il problema dei contenuti per il vino

19 - La newsletter di The Digital Wine - 10 agosto 2020

Ciao!

Credo che il fatto che The Wine Show diventi un’agenzia di produzione di contenuti per il vino sia una notizia importante.

Lasciate che vi spieghi. The Wine Show è probabilmente il più importante spettacolo del Regno Unito dedicato al vino, condotto da Joe Fattorini. Se non conoscete Joe (lo chiamo così per comodità, non perché siamo amici, anzi in realtà non lo conosco nemmeno tranne che quando l’ho visto al Wine2Wine l’anno scorso e…ok, altra storia). Dicevo, se non lo conoscete, beh dovreste. È nel mondo del commercio del vino da 20 anni, ed in rete si fa chiamare Obi Wine Kenobi. Dal 2015 conduce, insieme a Matthew Goode e Matthew Rhyse, il The Wine Show, 80 milioni di spettatori in oltre 100 nazioni. Il formato è il documentario, il primo episodio è stato girato in una cantina fra Lazio ed Umbria e da allora hanno girato parecchia parte del mondo del vino.

Dopo aver fatto tanti spettacoli per conto della rete televisiva, Fattorini e gli altri hanno deciso di mettere in piedi una loro agenzia di produzione di contenuti per il vino e marketing. La cosa è interessante, se volete potete leggere qualcosa sul blog.

Produrre contenuti interessanti per il marketing del vino non è facile. Il settore è piuttosto tradizionalista, sembra non sia pronto all’innovazione anche nella comunicazione, e quindi il rischio è quello di fare sempre le stesse cose.

Da qualche anno seguo un po’ di creators su YouTube, in settori diversi o, a prima vista, in nessun settore. Sono ragazzi di 27, 28 anni, a volte arrivano ai 30, che si divertono a raccontare delle storie, riprenderle con una videocamera e trasmetterle sul tubo. A volte sembrano episodi senza senso, oppure parlano di viaggi, i viaggi vanno molto di moda su YouTube. Parlano di fotografia e di attrezzature di videomaker, che poi è quello che fanno realmente. Il linguaggio però è quello in cui sono innovativi.

Veloce, episodi da 10-15 minuti, riprese dinamiche, qualche consiglio per gli acquisti.

Li avete visti invece i video che parlano di vino? A parte qualche eccezione, come The Wine Show appunto, o poco altro, spesso sono davvero noiosi. Lo sarebbero di meno se durassero 8 minuti, ad esempio, o fossero più movimentati.

Chiaramente, l’analisi organolettica del vino è come parlare delle caratteristiche tecniche di una macchina fotografica o di uno smartphone, serve per far capire il tipo di vino che si sta bevendo. Forse è proprio questo che rende pesante i video e, a volte, anche gli stessi blog.

Dunque, una questione di linguaggio, parlato e visuale.

Vediamo se The Wine Show farà qualcosa di nuovo. Ma il mercato del vino si sta modificando, sia nei canali di vendita che nei prodotti venduti (pensate ai bag-in-box e al vino in lattina), e sarebbe un po’ difficile aprire una lattina di vino e farne l’analisi organolettica.


Potete ascoltare The Digital Wine su ogni piattaforma, come Spreaker, iTunes, Spotify, Google Podcast. Il blog ovviamente è Web in Vigna. Potete contattarmi sui social dove mi trovate con il nick Wine Roland, e su Telegram c’è il gruppo The Digital Wine lovers.

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