Sto imparando a fare le interviste

16 - La newsletter di The Digital Wine - 1 luglio 2020

Ciao

Il mese di giugno è appena finito e praticamente l’ho trascorso a fare interviste per il podcast. Qualcuni di quelli intervistati dovrebbe essere anche qui dentro, in questa mailing list (qualcuno l’ho aggiunto io, se non vi va potete cancellarvi dalla newsletter senza paura).

Intanto una comunicazione di servizio: il mese di luglio andrà in onda solo un’altra intervista di quelle che ho in coda, le altre le ascolterete a settembre. Questioni di palinsesto editoriale, diciamo, o meglio vorrei che il materiale pregiato delle chiacchierate fatte dia inizio alla nuova stagione di settembre in modo adeguato.

In estate siamo tutti magari un po’ più distratti, se ascoltiamo qualcosa vogliamo che sia leggero e fresco, magari musica. Quindi, a settembre ascolterete le interviste ancora non messe online.

E veniamo al titolo della newsletter, ossia Sto imparando a fare le interviste.

Intanto, ho iniziato ad imparare come si intervista una persona, e mi sono reso conto che non è semplice. Voglio dire, alcuni dei miei ospiti già li conoscevo, quindi la chiacchierata è andata più fluida. Per tutti gli altri, ho adottato il sistema della telefonata preventiva. Prima di tutto per cortesia, non è bello farsi fare domande da uno mai visto né conosciuto, non sono la BBC. Ma soprattutto la telefonata è servita per stabilire un minimo di feeling, di empatia, ascoltare (e far ascoltare) il tono della voce e lo stile di dialogo.

Se volete mettere su un podcast fatto da interviste, questo è un consiglio che vi lascio volentieri.

Poi, ho capito che usare il telefono per le interviste comporta pro e contro. La convenienza è che tutti hanno il proprio smartphone appresso, quindi anche se sei in vigna o per strada o in un posto dove la rete è ancora a 56k, sei comunque raggiungibile.

La difficoltà è nella registrazione del podcast. Un paio di volte ho avuto un problema con un dannato cavetto, e quindi o non sentivo o non mi sentivano. Ho risolto lo stesso, ma insomma può essere fastidioso perché il mio ospite sta regalando il suo tempo per l’intervista, e farglielo perdere per un problema tecnico è poco simpatico.

Cose che succedono, per carità, ma sarebbe meglio che no, quindi dovrò trovare un sistema diverso (o comprare altri due cavi di scorta).

Sto affinando il setup tecnologico, e detta così sembra che abbia chissà quale studio audio: niente di tutto questo, sono qui in casa, con:

  • MacBook Pro,

  • Garage Band,

  • microfono Shure SM58, dinamico

  • microfono Behringer, dinamico

  • scheda audio Focusrite 2i2 3rd gen

Più entry level di così non si può. Ma a dire il vero, per fare un podcast parlato sembra più che sufficiente, però fatemi sapere se la qualità audio è decente o fa davvero pena.

Soprattutto ho imparato a confrontarmi con esperienze molto diverse dalle mie. Tra gli ospiti ci sono stati produttori di vino, esperti di marketing, founder di start up e di aziende tecnologiche. Ognuno con la propria esperienza e soprattutto con le proprie soluzioni per evitare che questo periodo si trasformasse da un disastro in una chiusura.

Ognuno ha messo la propria fantasia per trovare un modo per venirne fuori con le ossa meno rotte possibile, ognuno ha indovinato e sbagliato qualcosa. E tutti sono stati molto onesti nelle interviste, una cosa non scontata oggigiorno.

Tornerò su questo argomento, magari con un post su Web in Vigna. Ma ho visto un mondo del vino, tradizionale per definizione, in trasformazione continua, aperto ad ogni novità ma sempre con l’occhio critico di chi sa che un piccolo errore può compromettere tutta l’annata. Vale per tutti, naturalmente, per chi il vino lo produce, per chi lo vende, per chi lo pubblicizza, per chi offre servizi legati al mondo del vino.

Sono state davvero belle chiacchierate.

Se qui dentro c’è qualche mio ospite, grazie di aver partecipato. A tutti gli altri dico, andatevi ad ascoltare gli episodi di The Digital Wine!

Per ora ho finito, grazie di avermi seguito fin qui.

Bevete con moderazione e mai prima di mettervi alla guida.

Al prossimo bicchiere!


Per ascoltare il podcast puoi usare Spotify o iTunes e seguirmi e mettere qualche stellina in più. Oppure puoi andare direttamente su Spreaker.

Per il blog, naturalmente Web in Vigna (ho rifatto il layout, vallo a vedere dai)

One step beyond

15 - La newsletter di The Digital Wine - 8 giugno 2020

Ciao!

Non so se ricordi i Madness, un gruppo inglese che suonava musica ska negli anni ‘80, e One Step Beyond fu uno dei loro maggiori successi del 1979. Se volete potete ascoltarlo qui (link su Spotify, e nemmeno mi pagano. True sad story).

Significa proprio Un passo avanti, una cosa che potremo ricominciare a fare adesso, e possibilmente farlo tutti insieme. Non per forza nella stessa direzione, altrimenti sembra una marcia, non un cammino, ma certo occorrerà pensare prima in quale direzione vogliamo farlo, questo passo.

Stavo pensando alle degustazioni online.

Dal mese di aprile fino a tutto maggio ho partecipato a non meno di un evento vinoso a settimana, qualcuno fatto meglio altri meno, ma un applauso ai produttori che ci hanno provato e che hanno voluto restare in contatto con i propri clienti e i propri fans. All’epoca dei fax sarebbe stato un po’ più difficile, credo.

Certo, non è la stessa cosa di una degustazione reale, mancano tutte le sensazioni tattili con gli altri visitatori e con i produttori, il caos ed il brusio, la fila ai banchi di degustazione. Ah, quanto mi manca quel senso di disorientamento che si prova alla fine di una serata di presentazione di vino!

Ora che si può ricominciare a muoversi tra regioni, con tutte le precauzioni e le accortezze del caso naturalmente, potremo anche tornare di nuovo a visitare qualche azienda vinicola. Ma non sarà facile, e sicuramente il turismo del vino subirà dei contraccolpi piuttosto forti.

Quindi, questo è il momento giusto per capire se tutta questa tecnologia che abbiamo usato in questi mesi può essere utile per invogliare le persone a tornare in cantina, o meglio ancora a far conoscere l’azienda vinicola ad un maggior numero di persone.

Certo, c’è il sito web, i social e tutto il resto, ma forse bisognerebbe provare a fare un passo avanti.

Perché non provare con la Realtà Virtuale?

Ormai abbiamo capito le potenzialità dell’innovazione digitale, quindi perché non provare qualcosa di nuovo? Le degustazioni online sono state un piano B, un buon piano B a dire il vero, hanno creato hype, se ne è parlato, i produttori hanno potuto in qualche modo restare in contatto con distributori e importatori. Questi, a loro volta, hanno cercato di non essere disintermediati dalla tecnologia, ossia bypassati. Non si può fare a meno dei men in the middle, di quelli che girano per enoteche e ristoranti a proporre i prodotti delle aziende vinicole. Non ancora, almeno. Tutte le filiere commerciali sono rimaste uguali fin dati tempi dei Fenici: produttore, intermediario, compratore.

Tutto questo non cambierà, ripeto, per molto tempo ancora. Ma la tecnologia nel frattempo ha fatto passi avanti, quindi forse ci possono essere modi migliori di un prontuario o di un volantino per mostrare i vini sullo scaffale. Però voi, voi fateci una pensata, ok?

Al prossimo bicchiere!

Le news del podcast

14 - La newsletter di The Digital Wine - 25 maggio 2020

Ciao!

Se ascolti The Digital Wine hai notato che ci sono stati alcuni cambiamenti dagli inizi di maggio. Se non lo ascolti non lo sai, quindi vai ad ascoltarlo qui e poi torna a leggere.

La sponsorship

La prima importante novità è che The Digital Wine è sponsorizzato da WineAround, una piattaforma digitale per gestire l’accoglienza in cantina dei visitatori e molto altro. Produttori vinicoli o turisti del vino (quando si riuscirà nuovamente ad andare in giro, beninteso), WineAround è utile per entrambi, così puoi andare a dare un’occhiata sul loro sito per vedere cosa offre.

Cosa vuol dire la loro sponsorship? Che hanno voluto dare fiducia a The Digital Wine, considerandolo un buon veicolo per pubblicizzare la loro attività verso le aziende vinicole. In cambio, c’è una promo all’inizio di ogni episodio ed una citazione nei ringraziamenti finali. Ma soprattutto a guadagnarci è The Digital Wine, perché Francesco Cortese, CEO e founder di WineAround, è un fantastico motivatore ed una fucina di idee.

La linea editoriale del podcast rimane sempre la stessa, ed è lasciata a me la scelta degli argomenti e come presentarli.

Una situazione win-win (o wine-wine…) per entrambi.

Naturalmente questa è una responsabilità in più, per me. Il lavoro per dare agli ascoltatori un prodotto di qualità è aumentato, perché più ascoltatori ci sono, più sono contento, e spronato a fare un buon lavoro.

Restyling del podcast

Ci sono poi alcune differenze nel confezionamento, diciamo così, del podcast. Ho tentato (ma dimmi tu se ti piacciono scrivendomi a podcast@thedigitalwine.com) di dare una veste più professionale agli episodi, curando sia la parte tecnica che il plot degli episodi. Sono cambiate la sigla iniziale (intro) e i ringraziamenti finali (outro). Sto pensando di fare qualche altro cambiamento, ma ci sto studiando su.

Sto lavorando molto anche con le interviste, per ascoltare pareri, considerazioni e storie di chi con il vino, o attorno ad esso, ci lavora. Di questo devo ringraziare i miei ospiti che si sono prestati, togliendo parte del loro tempo, a fare una chiacchierata con me. Trovi vignaioli, esperti di comunicazione, buyers. Quindi, gente interessante, che dell’argomento ne sa a pacchi perché ci si sporca le mani tutti i giorni. Te ne segnalo un paio, quella a Stefano Papetti Ceroni, co-titolare dell’azienda agricola De Fermo, e quella a Guido Groppi, CEO di Vinodalproduttore.it

Inoltre ho iniziato a studiarmi i podcast del vino che ci sono in giro, per lo più battono bandiera USA, e vorrei cominciare a percorrere anche la strada del food podcast. Quindi, idee non mancano.

Il Quotidiano Number si sposta su Anchor

Gli episodi intitolati QN (ossia Quotidiano Number), pian piano spariranno dal podcast. Li ho già trasferiti in un nuovo podcast, già attivo, che si intitola Dal Vino in poi, puoi trovarlo su Anchor e su Spotify, e da qualche giorno anche su Overcast, iTunes, Google Podcast. In ogni caso, questo è il link per ascoltare gli episodi. Lì dentro metterò degustazioni, storie del vino, fatti personali, insomma sarà una versione podcast del mio storico sito web Storie del Vino.

Mi sembra che per ora ti ho raccontato tutto.

Se non sei già iscritto al podcast, puoi farlo da qualunque piattaforma come iTunes o Spotify, oppure usando una delle molte app per ascoltarli come PodcastAddict o Overcast. Anche Google Podcast non è male, ma le altre sono più usate. Comunque, mi trovi anche lì.

Al prossimo bicchiere!

Il vino di Twitter

13 - Newsletter di Wine Tech - 12 maggio 2020

Ciao!

L’argomento di questa newsletter è cercare di capire come si parla di vino su Twitter. Mi piace parecchio questo social, riesco a seguire molti account, è veloce, ci sono notizie interessanti e dell’ultima ora. Soprattutto, non è necessario diventare ‘amici’ di qualcuno; ed inoltre ci sono due caratteristiche che lo rendono facile da usare, le liste e gli hashtag.

Tutti possono creare una lista con i propri account di riferimento, io ne ho una chiamata Cosmonauts List con gli account degli astronauti che stanno su Twitter.

Ma naturalmente ne ho anche parecchie dedicate al vino, con i wine bloggers, le riviste del vino, i Masters of Wine, insomma con tutti quelli che mi interessano e che parlano di vino.

Gli account del vino non hanno un seguito enorme, d’altra parte il vino è un settore di nicchia anche se con fatturato miliardario, ed a volte è vero che le discussioni sul vino o le note di degustazione sono leggermente noiose.

Twitter, per il tipo di social che è, rende queste chiacchierate un po’ più divertenti, e chi è interessato a sapere come si evolve il mercato del vino può trovare le notizie che vuole. Inoltre si trovano anche notizie interessanti per chi si occupa del mercato del vino, e con l’emergenza sanitaria che ha provocato danni enormi al settore della ristorazione, si possono leggere anche idee, proposte, convegni, per cercare di capire come uscirne fuori il meno malconci possibile.

Gli hashtag sono le parole con il cancelletto davanti, e rappresentano il metodo migliore per cercare un argomento specifico e ovviamente per mettere in evidenza i propri tweet. Riuscire a individuare l’hashtag giusto può portare un gran numero di condivisioni per i nostri post.

Avevo pensato di fare un’analisi degli hasthag di Twitter legati al vino, ma poi ho deciso di farvi vedere i 3 account che seguo di più, con qualche loro tweet più rappresentativo. In fondo alla newsletter, ci sono i link per seguire qualcuna delle mie liste, che comunque potete vedere anche direttamente su Twitter (basta andare sul mio account, @wineroland).

The Wine Wankers (@winewankers) è uno degli account più seguiti con oltre 400.000 followers; gli autori sono due wine lovers a cui piace circondarsi di vino, bella gente e buonumore. Spiegano loro stessi cosa vuol dire il loro account nella pagina About del blog (che però è fermo da un paio di anni); in pratica si può tradurre come ‘fighetti’ del vino, ossia quelli a cui piace parlare di vini pretenziosi, poco conosciuti, e in genere spacciarsi per grandi esperti. Naturalmente è tutto molto ironico.

Gli autori sono Conrad, di Sidney, e Drew, anche lui australiano ma che ora vive a Stoccolma, ed il loro intento è proprio togliere tutta quella parte di ‘puzza sotto al naso’ che talvolta hanno gli esperti di vino che hanno studiato all’università della strada (anziché in cantina)

Altro account che seguo volentieri è Wine Folly (@winefolly), 46.000 followers, alias Madeline Puckette, di cui ho già parlato sia nel podcast che nel blog, potete leggere qualcosa qui. I suoi video sono coinvolgenti, devo dire che sono gli unici video di degustazione che non mi annoiano per niente, ma lei è soprattutto nota per le sue infografiche, dei disegni dove spiega di volta in volta la differenza fra i vari bicchieri per il vino, i territori delle regioni vinicole più famose, le tipologie di vino.

Produce poster, mappe, accessori per il vino, ed ha un seguitissimo canale su YouTube a cui vi consiglio di dare un’occhiata. E c’è qualcosa anche per gli appassionati della birra, naturalmente.

Joe Fattorini (@joefattorini) è stato un buyer del vino per oltre 20 anni, tra i suoi clienti ci sono stati i migliori ristoranti Londra. Noto anche come Obi Wine Kenobi, il suo vecchio account su Twitter, conduce su YouTube il live The Wine Show tre volte a settimana, ed è arrivato alla seconda stagione del suo show.

Per 14 anni ha scritto di vino sullo Herald Newspaper, è stato autore per Decanter e ne 2017 ha vinto il premio come miglior comunicatore del vino. Per la BBC North ha prodotto la serie Joe’s Diner sulla storia del cibo.

E le mie liste? Eccole qui

WomenOfWine

Masters of Wine

Great Wine Twitters

Loading more posts…